Con 18,7 miliardi di euro in gioco, la nuova Legge di Bilancio 2026 apre un capitolo cruciale per il settore edilizio italiano. Da settimane le agende degli addetti ai lavori sono piene di discussioni intorno a una serie di proposte che vanno ben oltre la semplice conferma di incentivi già noti. Il testo, approvato dal Consiglio dei Ministri e adesso in esame parlamentare, contiene diverse novità capaci di incidere concretamente sulle condizioni di cantieri, imprese e professionisti, con particolare attenzione a bonus, agevolazioni e misure di controllo fiscale.
Tra le iniziative più dibattute figura la possibile riapertura dei termini per due condoni edilizi di lungo corso, e il mantenimento delle detrazioni fiscali per la riqualificazione degli immobili, con una proroga del Superbonus limitata però a specifiche aree terremotate. Accanto a questo, la vita quotidiana di chi opera nel settore subirà l’impatto di novità riguardanti la filiera dei pagamenti pubblici, le compensazioni fiscali e la gestione dei crediti d’imposta. Un aspetto spesso sottovalutato ma che in molti cantieri nelle grandi città emerge come una criticità reale.
Nel corso dell’anno si attendono inoltre possibili aggiornamenti e modifiche, scaturite dall’esame parlamentare degli oltre cinquemila emendamenti presentati, che potrebbero ribaltare o modificare alcune previsioni iniziali, portando a una nuova distribuzione delle risorse e delle priorità .
Le nuove prospettive sul condono e l’impatto sui bonus edilizi
Non è solo confermata, ma ampliata, l’attenzione verso interventi legati alla regolarizzazione edilizia. Tra le proposte più significative spicca l’ipotesi di un doppio condono: la riapertura dei termini del condono del 2003 e una nuova sanatoria straordinaria sul modello di quella del 1985. Queste misure, che emergono dall’analisi degli emendamenti, potrebbero coinvolgere migliaia di proprietari e imprese, rappresentando un tentativo di ridare ossigeno a un settore bloccato da anni di burocrazia e limiti rigidi. Un dettaglio che molti operatori del settore non sottovalutano, soprattutto nelle aree dove l’urbanizzazione storica ha lasciato molte situazioni irregolari.

Per quanto riguarda invece i bonus edilizi, la Legge di Bilancio proroga al 2026 la possibilità di usufruire delle detrazioni per la ristrutturazione e la riqualificazione energetica, con uno sconto del 50% che sarà applicato alle abitazioni principali, mentre per gli altri casi si conferma il 36%. Viene però confermata la fine della stagione del Superbonus come incentivo di massa, che rimane attivo solo per gli immobili danneggiati dal sisma del Centro Italia del 2016, sempre sotto forma di detrazione e limitatamente a istanze presentate entro marzo 2024. Parallelamente, viene mantenuto il Bonus mobili al 50%, mentre il bonus per le barriere architettoniche resta in discussione, con diverse richieste di proroga ancora al vaglio del Parlamento.
Chi vive o lavora nel settore racconta che queste decisioni pesano sulle scelte di investimento delle famiglie e delle imprese, soprattutto in un contesto di caro materiali che pesa già sulle commesse.
Controlli fiscali, compensazioni e nuove risorse: la gestione dei flussi finanziari
Uno degli aspetti più rilevanti della manovra riguarda l’inasprimento dei controlli fiscali su professionisti e imprese per evitare irregolarità nei pagamenti pubblici. Da gennaio 2026, tutti i professionisti che prestano servizi alle pubbliche amministrazioni dovranno testimoniare il loro corretto adempimento fiscale e previdenziale prima di ricevere qualsiasi pagamento. Questo sistema di verifica preventiva, che richiede una documentazione analoga al DURC e attestazioni dall’Agenzia delle Entrate, sta già mobilitando rete di consulenti e studi professionali, in particolare nelle città con grandi cantieri pubblici.
Non solo. La nuova normativa impone limiti più stringenti sul ricorso alla compensazione dei crediti d’imposta, specialmente per chi ha debiti previdenziali o con l’INAIL. La soglia che attiva il divieto di compensazione scende da 100mila a 50mila euro rispetto ai ruoli scaduti, aumentando così il controllo sui flussi di cassa e la trasparenza delle operazioni fiscali. Una misura che si intreccia con gli interventi sul caro materiali: per le opere finanziate dal PNRR iniziate prima di luglio 2023 è prevista una compensazione fissa delle variazioni di prezzo, a tutela degli investimenti pubblici in corso.
In parallelo, è istituito un fondo da 350 milioni di euro per promuovere interventi volti a ridurre l’esposizione del territorio nazionale a rischi legati a eventi imprevedibili, un tema che negli ultimi anni ha assunto un rilievo crescente nei programmi di sviluppo, soprattutto nelle aree più vulnerabili. Questi stanziamenti sono dunque destinati a sostenere non solo la sicurezza delle infrastrutture, ma anche a garantire continuità nelle attività di ricostruzione e manutenzione, evitando interruzioni nei cantieri e nelle amministrazioni coinvolte.
Un fenomeno che chi vive nelle zone urbanizzate e industriali nota con sempre maggiore frequenza è proprio questo intreccio tra regole fiscali stringenti e la necessità di mantenere aperti e funzionanti i cantieri pubblici e privati, tra tensioni sui costi e misure di controllo.
